Negli ultimi tempi mi sento sdoppiato, il my digital double di Robbie Dingo ( Starry Starry Night ) agisce anche nel mio reale. Ma è almeno dagli anni ’80 che penso che tutti, o molti tra noi, vivano sdoppiati.
Da una parte c’è quel che affiora dalla nostra sorgente interna, di spontaneità, sentimento, emozioni, quel che nel buddismo è il fiore del loto, il ‘nam myoho renge kyo’, per altri il Tao. E io non penso che questa sorgente dipenda soltanto, come dice Rita Levi Montalcini, dal nostro cervello arcaico, da australopiteco, no, credo faccia parte pienamente del nostro essere ‘sapiens sapiens’. Forse è una questione di emisferi cerebrali, più che di un cervello sottostante ‘arcaico’… o forse di qualche nostra dimensione quantica, impalpabile, inaccessibile almeno per ora agli strumenti della scienza.
Poi c’è il confronto quotidiano con quella che siamo abituati a chiamare “realtà”, che forse qualcuno sogna di affrontare nel prossimo futuro con un semplice CLICK o si lascia / induce a credere che possa essere così.
Perchè la vita reale è COMPLICATA….
Ora, il mio sdoppiamento nasce dal fatto che sono convinto che il “ponte” tra quella sorgente e le complicazioni della vita quotidiana si chiami RESPONSABILITA’ INDIVIDUALE e CURA (ovvero RESPONSABILITA’ CONDIVISA, PRENDERSI CURA DI – http://www.youtube.com/watch?v=U5zKSO0ouL8 )
C’è chi sfugge da quella vita COMPLICATA rifugiandosi nei REALITY e trasformando in REALITY anche il web 2.0, facebook, second life, con un atteggiamento “cerchiobottista” e anche un po’ “radical chic” – e tra questi mi annovero anch’io quando mi lascio andare all’illusione che tale atteggiamento “alleggerisca” un po’ la viita, consenta una pausa nella quotidiana lotta dentro e contro se stessi e le proprie emozioni
e c’è chi, come idealmente mi pongo di preferenza io, qualcuno dice da “snob“, ma neppure ce la faccio sempre e nemmeno potrei perchè poi le necessità quotidiane urgono e chiudono questa alternativa, pena la vera pazzia, preferisce piuttosto, in assenza di qualcuno con cui condividere quella CURA, tenere aperta la forbice, lasciare visibile il VUOTO… o, talvolta, riempirlo della propria incazzatura, del proprio URLO ( http://www.griseldaonline.it/percorsi/3checcoli_5a.htm )








