Mi domando questo quando vengo indotto a partecipare, come invitato o come spettatore, ad eventi come i talk show
Ho un’istintiva e immediata resistenza all’uso del voice, per un’antica passione per la scrittura, il tenere memoria conservando i log, il rallentamento dei tempi consentito dalla chat testuale, e una sensazione di invasione della mia privacy virtuale nell’irrompere di una voce umana come una sorta di forzato richiamo al reale, mentre mi trovo nel virtuale (quello di Second Life, che al momento si differenzia da analoghi modi di conversare più diretti, come i messenger dotati di webcam).
Resistenza che ovviamente non si palesa se vado ad ascoltare un concerto live, una conferenza, una lezione (o class).
Riaffiora invece nei cosiddetti talk show, che pur con tutto il mio interesse per Second Life come banco di prova (di ruoli differenti da quelli della vita reale, o medesimi, ma giocati con differenti modalità e atteggiamenti) ovvero come ambiente di simulazione, mi sembrano invece imitazioni e riproposizioni virtualizzate di eventi della real life, per lo più televisivi, ma che spesso ricordano anche le riunioni di condominio, trasposizioni di schemi già noti, che per di più mi fanno sentire, sia che mi ponga come facente parte del ristretto gruppo degli oratori, sia che vi partecipi come semplice uditore, seppur con diritto di porre, moderatamente, domande e commenti, un pupazzo all’interno di un gioco di ruolo molto simile a quello dei reality show televisivi.
Un talk show mi richiama alla mente una induzione al consumo di Second Life, inteso come ambiente in cui traslocare temporaneamente la propria vita, sdoppiandola e separandola da quella reale, concedendosi piaceri proibiti, tradimenti mascherati da confidenze in corso di cybersex o altre attività intime con chi, dall’altra parte del cavo, gioca il ruolo di partner o di confidente, ma è immerso in tutt’altri pensieri e occupazioni, anche se al gioco si presta … e sul perchè si presta qualche domanda io me la porrei (me compreso, quando sto in SL per ascoltare qualcuno, magari con la copertura del ruolo (quello reale)
I talk show televisivi (quest’ultimo mi ricorda quelli, da me personalmente detestati, ma rispetto gli altrui gusti e le altrui opinioni contrarie) di Maria De Filipp,i hanno (forse) un senso nel contesto comunicativo/divulgativo, di massa e massificante, della TV, appunto.
Ma nel caso di Second Life, siamo sicuri che quel genere di comunicazione sia efficace, e soprattutto aumenti il grado di consapevolezza dei partecipanti, divisi tra esperti (di cosa?) e inesperti (e spesso esperti lo sono) ? Facilita il dialogo, la reciproca comprensione… o è solo un modo per insediarsi, per qualcuno, su un podio, e marcare un territorio, per altri, i più, per poter dire ci sono anch’io! ?
C’è un’apparenza di condivisione nel partecipare a questi eventi, e anche un senso di esclusione (di… nomination) nel non farlo: come per la TV, tu esisti se ci sei, se non ci sei ti auto condanni alla perpetua invisibilità anche nel Metaverso…
E’ chiaro che si tratta di pura apparenza, o presunzione, da parte di chi tende ad appropriarsi dell’altrui disponibilità per farne un proprio uso, invitando o escludendo, in una sorta di mobbing, virtuale, ma che puo’ ferire la persona reale, seduta alla console…
perchè poi non è così, non è vero: ciascuno, nel metaverso e sui social network è davvero libero di porsi come meglio crede, e la sua esistenza non è certo messa in gioco dall’auto escludersi o dal venire escluso da determinati eventi.
La frequentazione del web, quello originale e il 2.0, crea in ciascuno dei filtri mentali, e la gamma delle possibili scelte è talmente vasta, che nel caso peggiore a mutare è la scelta delle persone con cui ci si trova meglio a dialogare, sulla propria lunghezza d’onda. E con loro, rispetto a loro, si esiste, le si vede e si viene visti … ed è anche possibile che siano le medesime persone, ma in contesti diversi.









