Aggiornamento al 3 Maggio 2010
http://maps.secondlife.com/secondlife/ROMA%20TRASTEVERE/48/191/501
Scossi da terremoti reali, Abruzzo, Piemonte… anche la nostra Memoria vacilla, e la capacità di Comunicare, dall’Alto dei nostri desktop al Basso del Resto del Mondo. Ma poi, stando tra le persone in carne ed ossa, si scoprono Altri Mondi…
Ho trascorso la settimana dal 12 al 18 Aprile 2009 a Roma, con Ostrix, 13enne, da poco entrato nel mondo dei Teen, tanto da poter accedere alla Teen Grid di Second Life.
Non ci eravamo prefissi mete precise, non ci andava di entrare nei musei, abbiamo percorso a piedi decine di chilometri da un capo all’altro di Roma, quella “classica”, dentro Roma, e quella attuale, centrale e periferica.
Di stupendo i Romani (o meglio gli abitanti di Roma,da sempre o da poco) hanno la disponibilità alla chiacchera, alla conversazione, su qualunque argomento (era così anche Milano, fino a pochi decenni fa, ahimè)
E dunque ce ne siamo andati in giro interrogando e investigando, senza una meta prestabilita, se non la ricerca della mostra a Primavalle (Sguardi su Primavalle) e di ciò che resta, se qualcosa ne resta, del mitico Folkstudio (di cui viene proposta su Second Life la versione virtuale, il Virtual Folkstudio).
In entrambi i casi la ricerca si è rivelata più complicata del previsto, e anche più interessante, perchè il percorso era lungo, incerto e accidentato! E ogni persona cui chiedevamo, del tutto ignara di quel che esattamente stessimo cercando, era un piacevole incontro.
Alla Biblioteca Franco Basaglia siamo arrivati inerpicandoci in direzione della caserma della vigilanza urbana (così ci è stato indicato dalle numerose persone che via ci guiidavano fino alla meta).
Nessuna di queste persone sapeva alcunchè della mostra, e solo qualcuno aveva idee precise sull’ubicazione della biblioteca. In compenso, conversare con loro è stato davvero piacevole!
La mostra è in sè stupenda, racconta la storia di Primavalle fin dalle origini, e costituisce uno spaccato, uno spicchio e uno specchio della Storia d’Italia, che almeno i nati prima degli anni ’70 possono ricordare.
Abbiamo potuto finalmente ammirare dal vero le stupende foto di Paola Pandolfini, e anche collegarci a Internet, essendo sprovvisti di portatile, lasciato volutamente a casa, grazie all’efficentissimo sistema bibliotecario romano.
Peccato che quella Storia, storia di tutti e di ciascuno, storia vissuta o almeno vista in centinaia di film, sia ora anche la storia di quanto distante resta il mondo della “Cultura” (Rete compresa) dal Resto del Mondo.
A confermarcelo, la ricerca del mitico Folkstudio, di quel che (forse) ne resta.
Qui la ricerca si è rivelata ancora più ricca e interessante. Già il grande quartiere di Trastevere si presta ad un serendipico perdersi per strade, vicoli, piazze.
In questo caso si trattava di riuscire a incontrare qualcuno che non solo abitasse lì da prima del 1985, ma anche ricordasse qualcosa di quei tempi e di quel locale.
Ciascuna delle persone interpellate, quando non del tutto ignara, ci indicava una diversa ubicazione, al di qua o al di là dello “spartiacque” di Viale Trastevere.
Finalmente un signore apparentemente memore ed esperto, ci ha indirizzato in fondo a Via della Luce…
Indicazione errata? Sì, ma lì, chiedendo ad un’anziana donna, poi ad un oste e infine ad un suo amico, che ci ha raccontato di aver personalmente lavorato al Folkstudio, siamo stati rimandati verso Piazza S. Cosimato…
… altre richieste, altre indicazioni, per Via Santini e dintorni (in effetti la Via Garibaldi non è distante da lì), ma nulla di preciso…
Finalmente ci appare una donna con un cane, che ci accompagna fino a una scaletta, da cui però non puo’ scendere, per via di un altro cane non esattamente amico del suo, e gentilissima ci indirizza ad un’osteria ai cui tavolini all’aperto siedono alcuni “Trasteverini veraci”, che sicuramente ci sapranno dire, meglio di quanto possa fare lei. Che nel breve tragitto ci racconta di come Trastevere sia mutato nei decenni.
I “veri trasteverini” ci accolgono molto amichevolmente, prenotiamo per la cena, e intanto perlustriamo i vicoli circostanti, alla ricerca di un’altra ubicazione che ci era stata precedentemente fornita.
A cena, un’amabile conversazione, protrattasi fino alle ore piccole, ci ha fornito ulteriori ragguagli sulla storia del quartiere, sulla sua vita passata e presente, e, il giorno successivo, un sms ci ha raggiunto nel corso di un’altro nostro libero vagare (nella zona del Ghetto Ebraico, ad esempio, che il 17, al termine della Pasqua Ebraica, riapriva le porte delle attuali due Sinagoghe e del Museo).
In occasione del concerto a Roma, quella stessa sera, di Bob Dylan, il quotidiano “Libero” ha pubblicato un articolo dal titolo Quella volta che Bob suonò al Folkstudio, di Giampiero De Chiara !
Ed ecco che il cerchio si chiude, tra reale e virtuale… con qualche domanda senza risposta…
Ma c’è chi sostiene che le Domande siano più importanti delle Risposte, ed in genere il Percorso più della Meta da raggiungere…











