Non sono certo tra quelli che amano parlare male di Second Life (e in genere dei mondi virtuali o dei social network) o che si affannano periodicamente ad annunciarne la prematura scomparsa, o morte che dir si voglia.
Sono anzi tra coloro che ritiene che le potenzialità e opportunità offerte dalle tecnologie in continuo sviluppo che consentono a questi mondi di esistere, crescere, evolvere nelle più disparate direzioni, dall’intrattenimento all’educazione, dall’arte alla salute, contenga germi di un possibile futuro in cui sia desiderabile vivere.
E però succede di riflettere sulla triennale esperienza di e in Second Life, al compimento del terzo anno di utilizzo attivo di questo mezzo di comunicazione da parte mia.
E non posso non ammettere che la cosa che lascia più sconcertati nel frequentare amicizie, collaborazioni, rapporti sentimentali in Second Life, anche durevoli, anche fruttuosi e interiormente arricchenti, è la facilità con cui ogni relazione puo’ svanire nel nulla, annichilirsi e annientare l’esistenza virtuale (ma ‘dietro’ ce n’è sempre una reale) di una persona nel batter di un ciglio, di punto in bianco.
Per un semplice fraintendimento, una parola di troppo oppure omessa, o anche senza una ragione apparente.
Il tutto con un semplice click, o ban, o ritiro dell’amicizia e dalla relazione o collaborazione in un gruppo, sia che questa sia rimasta confinata all’ambito virtuale, sia che si sia espansa al mondo reale … all’istante.
Viene di colpo attuata una sistematica e definitiva eradicazione dell’altro dalla possibilità di comunicare con un qualsivoglia strumento elettronico, e si arriva anche a minacce per accusa di stalking qualora la persona che non ha ben compreso i motivi di una così drastica e subitanea riduzione al nulla cerchi una via, un modo per ristabilire un dialogo, per una spiegazione, una discussione anche animata, una possibilie riparazione e riconciliazione… o anche un addio, ma amichevole.
Qualunque possibilità di contatto reale, con i mezzi usuali, il vedersi a casa, l’incontrarsi in un bar, o anche il semplice sentirsi a voce per telefono fisso o cellulare, vengono esclusi e preclusi a priori e a prescindere.
Tutto questo non avrebbe nulla di soprendente, nel mondo di tutti i giorni, quello reale succede quotidianamente anche di peggio…
… però…
Però, l’annientamento a distanza dell’altro ricorda molto da vicino quando sia facile uccidere il nemico se non lo si guarda negli occhi, se non gli si parla, se ci si tiene a debita distanza (vale per tutti il famoso bottone premuto dall’aviatore di un caccia-bombardiere)
E ciò se ci si pensa bene presenta aspetti inquietanti su come si sta evolvendo il modo di rapportarsi tra esseri umani.
Il mondi virtuali cresceranno, aumenteranno l’immersività di chi li utilizza, saranno forse tra breve tempo degli ambienti olografici in cui quasi fisicamente entrare e soffermarsi.
Vien da chiedersi: e se quell’annientare, azzerare la presenza dell’altro, comportasse una sua effettiva eliminazione a distanza, cambierebbe forse qualcosa … se non ci fossero conseguenze reali … ?
O questo cinico sentimento, che tranquillizza se stesso e la propria coscienza, ci terrebbe al riparo dal prendere in considerazione le conseguenze sull’altro del nostro escluderlo dalla nostra presenza, sia che questo avvenga virtualmente, che realmente?
Qui, http://artemente.ning.com/profiles/blogs/second-life-ed-i-mondi
un interessante commento di arco Rosca (Paolo Valente)







