I panni sporchi si lavano in famiglia? Per me no, da quando esiste Internet ho sempre messo tutto ‘in piazza’
Cerco al più presto possibilità di lavoro per me (62a) e di prosecuzione degli studi per mio figlio (14a). Rispondetemi, nel caso, privatamente (via email, danilo.curci@gmail.com o su facebook, http://www.facebook.com/lapsus.weinstein, grazie.
Cerco una ‘grande città‘, per un motivo molto semplice: da anni non guido e non possiedo un’auto, diciamo da ecologista spinto xD, e dunque ho speranza di poter lavorare unicamente in una città grande ben fornita di mezzi pubblici.
Dato che per mia inveterata abitudine, da quando esiste Internet ho sempre messo tutto ‘in piazza’ (alla faccia del ‘i panni sporchi si lavano in famiglia’, anche perchè dichiarando la mia professione mi sembrava giusto essere il più possibile trasparente) aggiungo che per eventuale trasferimento avrei bisogno anche di assistenza legale, dato che sia io che mio figlio siamo attualmente soggetti alle disposizioni del Tribunale dei Minori.
Lasciatemi esprimere però tutta l’amarezza per l’ennesima constatazione della totale e sostanziale inutilità della Rete e dei cd Social Network.
Il mio ‘mettere in piazza’ è sempre stato (quando coinvolgeva terze persone, tra cui mio figlio bambino) limitato a cerchie relativemente ristrette di ‘amici in rete’ interessati all’auto aiuto, alla salute fisica e mentale, all’espressione e condivisione del disagio, e se mi sono sentito in dovere di segnalare quello che sto vivendo tuttora, è perchè quel bambiino è cresciuto, e perchè la mia non è soltanto una richiesta di aiuto, ma una DENUNCIA.
Da quando 6 anni fa è iniziata una vera e propria odissea, per me, mio figlio e la sua mamma, descritta al link riportato sotto, non solo ho ricevuto ben poche risposte anche solo di sostegno o incoraggiamento, ma il risultato è stato spesso ritrovarmi ancora più isolato.
Da notare che di storie simili, più o meno complesse e sofferte, ne leggo spesso sulla rete, segnalate con enfasi, commentate con toni di indignazione, ma evidentemente l’interesse si risveglia quando la cosa riguarda dei perfetti ESTRANEI, di cui non si conosce direttamente nulla, nemmeno quel pochissimo che consentirebbe la cd ‘amicizia virtuale’ (che in qualche caso è poi diventata anche reale).
Qui trovate, in forma di autoanalisi, la storia resa pubblica fino al 2006
http://lapsus.altervista.org/consultorio/index.php?topic=38.new#new
Questo l’ultimo mio post su quel forum:
Malati di mente come canarini, in gabbia
Ottobre 19, 2006, 09:24:11
Questo post lo vorrei con più titoli:
“Malati di mente come canarini, in gabbia”, ma anche “Contenimento psichiatrico e contenimento psicoanalitico (e sociale?)”, ad esempio.
Uso deliberatamente la dizione “malati” di mente, perchè a me è sempre più chiaro che negare la “malattia” è giusto su un piano teorico, culturale, ma a sua volta nasconde la tremenda realtà di chi vive la condizione di
“malattia” mentale
Che non è diversa da quella di chi ha un cancro o l’AIDS, con quest’ultima malattia, organica, condividendo oltre alla prospettiva terribilmente infausta e dolorosa propria di chi “vive” il cancro, la censura sociale, il rigetto, l’isolamento, il trattamento da “appestato”
E qui non posso che dare ragione a Mazzoleni e a Orlando del Don
(che qui – http://www.agoravox.it/La-stagione-delle-Passioni-tristi.html - descrive “La stagione delle “Passioni tristi” ” )
Siamo a un punto in cui chi è malato, e per di più “mentale”, non è più oggetto/soggetto di “cure”, ma scarto da eliminare, sopprimere, isolare, nascondere, reprimere, bandire come il peggiore dei “terroristi”…
Ecco un altro possibile titolo di questo post:
“Il malato di mente è un Terrorista?”
E non solo lui, ma chi ha la disgrazia di essere suo conoscente, amico, parente, figlio figlia marito moglie o convivente, tutti possibili “complici”, tutti, specialmente se “interessati” perchè coinvolti sentimentalmente, affettivamente, per legami stabiliti col “paziente” di cui (ovviamente!) viene fatta loro (ulteriore) colpa…
tutti, malato in testa, sono da punire, cassare, ridurre alla non esistenza pubblica (se proprio insistono che se la ricavino nel privato, ammesso che lo trovino, poi, questo “privato”)
L’evidente fallimento del “puro e semplice” contenimento psico-farmacologico, che per più di trent’anni ha perlomeno evitato ad un certo numero di “pazienti” lobotomie e shock (o choc), elettrici e farmacologici, ha riportato la situazione dei malati di mente indietro agli anni ’50 del secolo scorso (scorso?)
In peggio però, perchè a quei tempi l’impotenza neuro-psichiatrica lasciava campo ad altri, ad esempio alla psicoanalisi, per sperimentare altre vie…
Oggi non più. E cosa resta, chi resta, di chi nel campo psicoanalitico e psicoterapeutico osava sperare nella possibilità di un contenimento personale, alla Melanie Klein, alla Bion, e di chi, alla Laing, Cooper, Basaglia, osava credere in un contenimento sociale?
Da notare però il significato opposto dell’ambigua parola contenimento:
quello neuropsichiatrico, camicia di forza, repartino di “diagnosi e cura” (SPDC), farmaci e (mal)trattamenti, è un contenere “fuori da sè”, un estrudere, espellere, chiudere “fuori” da sè l’altro,
Laddove il ben più costoso fare spazio dentro di sè dell’analista, o (e?) del gruppo sociale sono un tenere dentro, seppur con le cautele che Madre Natura ha insegnato alle femmine in generale di qualunque specie vivente: separando quello spazio interno con un opportuna placenta, difesa dal possibile scambio di “male” ma anche tramite del possibile scambio di “bene”…
Oggi, addì 18 Ottobre 2006, siamo di nuovo alle gabbie di ogni specie e qualità: non bastando più quelle farmacologiche, ed essendo che l’arroganza medica non consente alla Psichiatria (quella che “per fede” crede solo nella Genetica e nei Farmaci) di ammettere onestamente i propri limiti, l’insufficienza dei propri mezzi, le gabbie si moltiplicano, gabbie reali e tecnologiche, ma soprattutto gabbie occultate ai più, che per parte loro, la maggior parte, se ne disinteressano (non gliene puo’ fregar di meno, no?, alle persone “sane” e “normali”)
Ma da quelle gabbie il canarino a volte esce, torna a casa (ma quale casa? se nel frattempo, e “per il suo bene” quella casa gli è stata sottratta, chiusa, se di quella casa non ha le chiavi, se in quella casa non trova più nessuno che lo, la conosca e ri-conosca?)…
torna dunque (e col marchio della colpa di aver l’asciato l’ovile) a una casa qualunque, a un dove che è poi un chi, da qualcuno presso cui, in cui, spera di trovare (nuovo) “alloggio”
ma nel frattempo inizia la “battuta di caccia” per riportarlo “dentro” (non “dentro” se stesso, non “dentro” l’accogliente e calda amicizia di “qualcuno”, ma “dentro” la gabbia)
E a quella caccia contribuisce, giorno dopo giorno, anche il canarino, talmente assuefatto e arreso al proprio annichilimento da essere fuggito dalla gabbia non tanto perchè fuori speri davvero di trovare spazio per sè, ma perchè qualcosa in quella gabbia ha superato la soglia di sopportabilità: anche un “malato di mente” ce l’ha quella soglia… una lite, uno sgarbo, un furto, ingigantiti magari nel comodo (per chi lo guarda con sapiente (?) “occhio clinico” e indagatore) allucinare e delirare… o perchè la soglia di sopportabilità (soprattutto “economica”) l’ha raggiunta l’Istituzione, ed ecco la “dimissione”, più simile alla Cacciata dall’Eden che al magari provvisorio, ma caloroso, congedarsi nei confronti di chi “sta meglio”, o addirittura è “guarito”…
e il canarino allora, già titubante e timoroso di suo nell’avventurarsi nel deserto delle Relazioni Umane Stile Terzo Millennio, fa (anche) di tutto per tornare in quella gabbia nullificante, che poi ce l’ha già “in testa”, no?, chè anzi quella nella testa è un “chiostro” o “claustrum” ben più reale per lui, lei, di qualunque recinzione in muratura….
E dunque…
la storia finisce qui o continua?
Ancora non si sa, ciascuna singola storia fa per sè.
Ma, in generale, una cosa è chiara, che se ogni storia finisce qui, allora è finita anche la Storia dell’Umanità intera, che si auto annienterà o si ridurra ad una collettività di cyborg indistinguibili dagli scomparsi dinosauri carnivori, quelli che “inconsapevolmente” si limitavano a trascorrere il loro tempo sbranandosi vicendevolmente, per pura Forza della Natura (e i cyborg umani della Logica)…
forza del tutto CIECA, Auto da Fè, scriveva Elias Canetti.
In seguito non ho ritenuto di continuare, per il timore di peggiorare una situazione già troppo difficile da sopportare, ma aggiungo qui che la madre di mio figlio si trova da 1 anno ricoverata presso l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere, a seguito di un’esplosione per fuga di gas che nell’ottobre 2008 determinò la distruzione della casa in cui risiedeva, e di cui è stata ritenuta ir/responsabile.
In quella casa avevamo convissuto fino al 2006, per poi allontanarci, io e mio figlio, a seguito delle pressioni esercitate dalla famiglia di lei (proprietaria di quella casa) e ritornare a Brescia, città natale di mio figlio, ottima per un ragazzo della sua età, ma inadeguata per le mie esigenze lavorative, anche perchè a seguito dellle pratiche giudiziarie sono finito in uno stato di isolamento pressochè totale (queste pratiche hanno comportato pseudo indagini sulla salute psichica mia e di mio figlio, rivelatesi alla fine infondate, anche se questo non è stato sufficiente a restituirmi la piena patria potestà, e anzi mi ha costretto a far seguire mio figlio da uno psicoterapeuta – che con lui gioca, non essendoci ‘materia’ per alcuna psicoterapia, sobbarcandomi le conseguenti spese, a danno evidente anche della mia reputazione in sede locale, visto che la mia professione è di medico, psicologo, psicoterapeuta…)
Questo post ha carattere di urgenza: fino a quest’anno abbiamo potuto sopravvivere grazie ad una piccola somma ereditata da una cara zia, che sta per esaurirsi, ed anche se conosco il verso dantesco
“Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale. “
(Paradiso, Canto XVII, http://www.ladante.it/dantealighieri/hochfeiler/paradiso/testo/pd17.htm )
mi sento indotto a metterlo qui…
- L’indifferenza della rete è peggio di quella dello stato
di (e grazie a) Alice Cittone Mastroianni
http://alicemastroianni.blogspot.com/2010/08/llindifferenza-della-rete-e-peggio-di.html - Alice is always in Wonderland
http://alicemastroianni.blogspot.com








